IL PRIMO BUG DELLA STORIA

Nel 1936, Howard H. Aiken , uno studente di Harvard , stava lavorando sulle proprietà delle cariche elettriche all’interno delle valvole a vuoto; per portare avanti i suoi studi, Aiken avrebbe avuto bisogno di un sistema automatico in grado di gestire complessi sistemi di equazioni differenziali. Mentre tentava di proporre all’università la costruzione di un aggeggio simile, scoprì che nella soffitta di Scienze giaceva dimenticato da circa cento anni un calcolatore che faceva quasi al caso suo. Si trattava del Motore Differenziale ideato da Charles Babbage . Purtroppo, la macchina di Babbage era incompleta. Il giovane Aiken decise di portare a termine il lavoro.

Studiando ed implementando la documentazione fornitagli dal nipote di Babbage, Aiken arrivò a progettare un sistema abbastanza preciso: la sua macchina avrebbe dovuto trattare i numeri positivi e negativi, sarebbe stata in grado di calcolare i logaritmi, il seno, il coseno e numerose altre funzioni trigonometriche con un approssimazione di 23 decimali. Dopo alcuni tentativi falliti con varie aziende costruttrici di calcolatori, alla fine la International Business Machines (IBM) accettò di realizzare la macchina. Nel 1943, dopo sette anni di lavori e 200 mila dollari spesi, l’IBM consegnava ad Harvard il primo calcolatore automatico digitale di grandi dimensioni della storia: il suo nome ufficiale era Automatic Sequence Controlled Calculator (ASCC), ma tutti impararono presto a conoscerlo con il nome di “Mark I”.

Il Mark I era lungo 15 metri, alto 2 e pesava 5 tonnellate. Mentre questo mastodonte veniva costruito, gli Stati Uniti erano entrati in guerra, ed anche il Mark I fu chiamato a servire la patria. Nel suo team di programmatori vennero così impiegati informatici che fossero anche militari , come Aiken stesso, che durante la guerra era comandante della Marina Militare. Tra questi programmatori c’era anche una donna, il tenente di Marina Grace Murray Hopper . Il tenente Hopper entrò nel team di Mark I nel 1944. Quando la vide per la prima volta, il comandante Aiken la apostrofò con piglio cameratesco: «Dove diavolo è stata finora?» e la spedì a lavorare sul calcolatore dicendo: «Mi calcoli tutti i coefficienti delle serie di arcotangente per giovedì prossimo!»

Il tenente Grace veniva da una famiglia di militari, e non era tipo da scoraggiarsi per un ordine impartito in modo brusco. Al contrario, non solo consegnò il suo lavoro nei tempi previsti, ma imparò anche a programmare il calcolatore e ne realizzò un manuale di operazioni di 500 pagine. E così, quando la guerra finì, Grace fu invitata a restare al suo posto per realizzare la seconda versione dell’ASCC, il Mark II.

Una notte di agosto del 1945, il Mark II iniziò a fare i capricci. Grace e il suo gruppo di lavoro girarono un bel po’ intorno al mostro elettronico prima di riuscire ad individuare il circuito preciso che non rispondeva. Quando lo ebbero trovato, i tecnici si avvicinarono tutti al punto incriminato e quale non fu il loro stupore nello scoprire un vero insetto, una falena , per la precisione, che aveva terminato la propria corsa andandosi ad incastrare, non si sa come, tra i cavi e le valvole. Dopo che il baco fu rimosso grazie ad un paio di pinze, Mark II riprese a funzionare regolarmente. Grace, che era una metodica, prese la falena, la incollò sul registro del computer e annotò: «1545. Relay #70 Pannello F (falena) nel relay. Primo vero caso di bug trovato». Il registro con la falena è ora conservato presso lo Smithsonian National Museum of American History.

«Da allora, quando qualcosa non va in un computer, diciamo che ha qualche bug,» concludeva orgogliosa Grace ogni volta che finiva di raccontare questa storia. Qualcuno ha fatto notare che, in realtà, il termine bug per indicare un problema tecnico veniva usato fin dai tempi di Edison ; qualcun altro fa risalire il suo utilizzo addirittura a Shakespeare . Altri ancora, infine, hanno messo in dubbio il fatto stesso che Grace Hopper fosse presente nel momento in cui la falena veniva rinvenuta tra i circuiti.

Ma questa non è la storia di Grace Murray Hopper, pioniera dell’informatica, inventrice del primo compilatore e prima donna ad essere nominata ammiraglio della Marina statunitense. E non è neanche la storia dell’IBM ASCC. Questa è la storia di una piccola falena impazzita che, piuttosto che finire spiaccicata sul parabrezza di una fuoriserie o sotto la suola di una pantofola, preferì inceppare per qualche minuto i meccanismi del più grande calcolatore digitale della sua epoca.

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